Camellia Sinensis - Seconda Parte

Le origini orientali

Accolto in un primo tempo come esotico elisir, il tè essiccato e pressato in tavolette divenne presto così importante in Cina, da essere usato come merce di scambio e addirittura preferito alla moneta corrente, perché a differenza di questa il suo valore restava immutato anche quando ci si allontanava dal centro dell’impero. Chiamato inizialmente T’u, termine piuttosto generico che indicava le bevande prodotte da una certa varietà di piante, nel corso della dinastia Han (206 a.C-220 d.C) venne specificato col termine ch’a, che indicava il t'u amaro, un preparato strettamente medicinale che calmava i dolori digestivi e nervosi e si otteneva bollendo le foglie di una piccola gardenia sempreverde. Termini derivati da questo antico ch’a sono  utt’oggi in uso in Cina e Giappone (cha), in India (chay), in Russia (chai), in Turchia e nei paesi arabi (cay/shay) e perfino in Portogallo (chà), il primo dei colonizzatori, per indicare la pianta della Camellia Sinensis e la bevanda prodotta dall’infusione delle sue foglie. 


 La popolarità del tè non solo come medicina ma come piacevole bevanda crebbe progressivamente in Cina nei secoli seguenti e raggiunse la sua massima diffusione sotto la dinastia Tang (618-906 d.C.), l’eta d’oro dell’impero celeste, l’età dei lussi e delle raffinatezze ma anche l’età di Confucio e dell’espansionismo commerciale. Fu sotto i Tang che nacque l’uso di pagare all’imperatore un tributo di tè, e fu in quegli anni che alcuni mercanti commissionarono al poeta taoista Lu Yu un’opera definitiva che celebrasse dettagliatamente usi, costumi e virtù della bevanda più amata dell’impero: Il Canone del tè (Cha Jing ). Grazie all’enorme influenza della corte Tang sui paesi confinanti, in quei secoli la moda del tè si diffuse in Giappone, in Corea e probabilmente anche tra le vicine popolazioni arabe, mentre nell’Europa medievale ancora non se ne aveva notizia. Sfortunatamente quando Marco Polo visitò la Cina nel XIII secolo l’impero era sotto il dominio straniero dei Mongoli (Dinastia Yuan, 1280-1368) che non avevano l’usanza di bere il tè; infatti nei suoi dettagliati resoconti Marco Polo lo cita solo in riferimento al tributo imperiale. Se fosse arrivato prima o dopo forse la storia del tè sarebbe stata diversa e non si sarebbe dovuto attendere il 1559 per leggere la prima testimonianza nei resoconti di viaggio di un non ben identificato turista veneziano, e addirittura il 1600 perché il primo carico di foglie di tè partisse da Macao per Amsterdam. 

 Insomma, quando in Europa giunsero le prime notizie sul tè, in Cina lo si beveva da almeno 2000 anni. E nonostante nei secoli seguenti la passione per il tè si andasse diffondendo tra le classi più agiate d’Europa (portoghesi, olandesi e inglesi in primis), i segreti della sua coltivazione e produzione rimasero protetti nei giardini imperiali cinesi almeno fino al 1800. 

 

Tratto da "L'Isola del tè, viaggio dalla piantagione alla tazza " di Valeria Vicentini